
Mongolia – 1991
Verso la fine degli anni ’70, durante gli anni spensierati dell’Università, con i primi soldini guadagnati nei lavoretti serali e festivi, si diffuse una certa agiatezza. Effettivamente essere giovani in quel periodo era divertente, con un po’ di impegno a scuola per fare contenti i genitori, nel tempo libero si poteva guadagnare quel poco che ci permetteva di fare le vacanze da soli, e gite in montagna nel fine settimana (austerità permettendo) in 4 in Mini Minor. Erano arrivate le diapositive, il colore era dappertutto, ci riempiva di emozione, e imparammo a scattare con più attenzione alla inquadratura, perché non potevamo più “tagliare” in fase di stampa. Era il periodo delle interminabili proiezioni di diapositive, noiosissime per tutti tranne che per l’autore, che aveva speso ore ad ordinare le diapositive nei caricatori. Qualcuno addirittura ne aveva due, per fare “la dissolvenza incrociata”.
Durante i frequenti viaggi cominciavo a sentire il peso del bagaglio fotografico: due corpi Canon AE-1, diversi obiettivi a focale fissa (gli zoom erano costosi e schifosi), decine di rullini, filtri, eccetera. Ero alla ricerca di qualcosa di più leggero, e Bob non mi aiutava nella scelta, lui si era ritirato in studio ad inventare effetti speciali con l’Hasselbad e per viaggiare si era convertito alle compatte. Ad aiutarmi nella scelta fu la forza maggiore: durante un viaggio in Trentino mi rubarono tutto quanto, così fui costretto a ripartire da zero. La scelta era obbligata allora: Pentax MX e ME, due gioiellini piccoli, leggeri, con ottiche perfette. secondi solo alle Olimpus OM-1. Queste due Pentax mi accompagnarono in giro per il mondo fino all’avvento del digitale.




In viaggio ebbi modo di sbagliare migliaia di scatti: la diapositiva non permette errori di esposizione e di inquadratura. Imparai però tantissimo sulle luci, e su come “vedere” i paesaggi e le persone, ma queste ultime non mi diedero mai soddisfazioni. Il ritratto non era il mio pane, forse sono troppo timido.
Imparai anche a mie spese che i rullini fotografici patiscono i raggi X degli aeroporti. Dopo diverse bruciature comprai gli appositi barattolini schermati. Furono anni bellissimi. Messico, Mongolia, Uzbekistan, Russia, USA, senza troppe paure e spendendo poco. Impossibile pensarlo oggi.

