Turchia – 1976

Non ricordo esattamente quando ho scattato la prima fotografia, forse sapevo appena leggere e scrivere, ma mio padre era un vero appassionato, così mi trovai in mano fin da bambino una Bencini, non ricordo il modello, poi, come premio, cominciò a farmi usare (sotto stretta sorveglianza) la sua Rolley biottica con Tessar 3.5 che ancora conservo. Ricordo ancora un cassetto pieno di filtri ed accessori vari di cui non conoscevo assolutamente l’uso, in particolare l’esposimetro Zeiss Ikon Ikophot, che mi sembrava un oggetto di lusso nella sua custodia di cuoio. Purtroppo di quel periodo non ho conservato alcuna foto, probabilmente mio padre non me le stampava, negli anni ’60 con i rullini da 12 pose e le stampe B/N 24/30 (minimo) si stava bene attenti a risparmiare sugli scatti e sule stampe. Fu solo nel 1970, quando conobbi Bob Noto, che cominciai il mio percorso autonomo nella fotografia.
Beh, percorso è un parolone che poco si addice alla realtà di quei tempi.
Io Avevo 16 anni, lui 14, allora gli adolescenti avevano un mondo fantastico davanti agli occhi. Si era appena stati sulla Luna, Kubrick ci affascinava, Woody Allen ci divertiva, i Pink Floyd ci facevano sognare mondi psichedelici, il motorino e le ragazze ci distraevano, ma nonostante il magnifico mondo che ci girava attorno noi eravamo giovani, curiosi ed incoscienti, e trovammo anche il tempo di imparare a fotografare e a stampare in una soffitta di casa Noto.

La nostra evoluzione non seguì propro un percorso organico e metodi precisi ma a forza di prove e tentativi, alla fine arrivammo a fondare lo “Studio Bananas”.
Tra un viaggio ed un lavoretto, e con l’aiuto di un papà appassionato di fotografia, trovai 50.000 Lire e comprai finalmente la prima reflex, una Konica T3, restituendo a papà la Rolley quasi intatta. Bob, più ricco, si permise una Canon. Lo invidiavo, ma passarono anni prima che potessi anche io avere la famosa AE-1.

In questi anni la nostra attività era prevalentemente ludica, si facevano ritratti alle amiche, buffi “fotoromanzi”, il tutto stampato in bianco e nero in modo artigianale. Io mi rivolgevo prevalentemente agli approfondimenti tecnici, mentre Bob era più interessato alla grafica ed alla sperimentazione di effetti. Di questo periodo sono le sue “vuotografie”, ottenute ritagliando a mano lo sfondo attorno ai soggetti da evidenziare. Oggi lo chiameremmo “scontornare”, ma allora c’erano solo le forbici ed il cutter.

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